Nell’ultima seduta settimanale di scambi, le azioni Poste Italiane avanzano dello 0,39% portandosi a 23,1 euro e proseguendo un trend positivo che dall’inizio dell’anno ha già generato un rialzo del 7%. La performance recente si inserisce in un contesto di crescente interesse da parte degli investitori, sostenuto prima dai solidi conti 2025 (con annesse indicazioni sul 2026) e ora dall’aggiornamento delle valutazioni degli analisti.
Nelle ultime sedute il titolo ha beneficiato dell’effetto trimestrale e dei numeri preliminari dell’esercizio chiuso a dicembre, che hanno mostrato crescita dei ricavi e miglioramento della redditività. Il rialzo odierno, invece, è legato soprattutto all’assist arrivato da Equita SIM, che ha rivisto al rialzo il prezzo obiettivo confermando la raccomandazione buy. Una view chiaramente bullish che riapre la domanda chiave per il mercato: c’è spazio fino a 26,5 euro?
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Dopo l’ufficializzazione dei conti, la sim Equita ha incrementato del 6% il prezzo obiettivo su Poste Italiane, portandolo a 26,5 euro, e ha ribadito il rating buy. La revisione incorpora indicazioni positive emerse durante la conference call sui risultati, in particolare in relazione ai benefici attesi dall’adozione di progetti di intelligenza artificiale e dalle possibili sinergie e partnership con TIM.
Gli analisti hanno rivisto al rialzo, in media del 3%, le stime di EBIT adjusted e utile netto per il periodo 2026-2028, segnale che la traiettoria di crescita viene ritenuta più robusta rispetto alle precedenti ipotesi. Per la sim milanese, la visibilità sugli utili di Poste resta elevata, il modello di business è ben diversificato e l’evoluzione tecnologica potrebbe generare ulteriori efficienze operative.
In termini puramente numerici, il nuovo target implica un potenziale upside di circa il 14-15% rispetto alle quotazioni attuali. Un margine interessante per un titolo che già ha corso nel 2025 ma che continua a essere percepito come difensivo, con flussi di cassa stabili e una politica di dividendi attrattiva.
Come accennavamo in precedenza a sostenere il recente trend positivo di Poste sono stati soprattutto i risultati preliminari 2025. La quotata gialla ha chiuso l’esercizio con ricavi pari a 13,12 miliardi di euro, in aumento del 4,2% rispetto ai 12,59 miliardi del 2024 e leggermente superiori al consensus di mercato. Un dato che conferma la capacità del gruppo di crescere in modo organico, nonostante un contesto macro complesso.
Il risultato operativo adjusted è salito a 3,25 miliardi di euro, in crescita del 9,6% su base annua e sopra le attese degli analisti. Ancora più rilevante il dato sull’utile netto, che si è attestato a 2,21 miliardi di euro, rispetto agli 1,99 miliardi dell’anno precedente. L’utile per azione è stato di 1,71 euro, a testimonianza di una redditività in progressivo rafforzamento.
Anche il quarto trimestre ha mostrato segnali incoraggianti: ricavi in aumento del 3,5% a 3,48 miliardi e utile netto salito a 447 milioni. La dinamica conferma che la crescita non è stata concentrata in singoli trimestri ma distribuita lungo tutto l’anno.
Sul fronte patrimoniale, la posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2025 era positiva per 5,64 miliardi di euro, in netto miglioramento rispetto ai 4,34 miliardi di inizio anno. Le Attività Finanziarie Investite hanno raggiunto quota 600 miliardi, con un incremento di 10 miliardi. Numeri che rafforzano la percezione di solidità del gruppo e offrono margini di flessibilità per investimenti e remunerazione degli azionisti.
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Il management ha aggiornato poi il piano strategico fissando per il 2026 obiettivi ambiziosi ma coerenti con la traiettoria attuale. I ricavi sono attesi nell’ordine dei 13,5 miliardi di euro, mentre il risultato operativo adjusted dovrebbe superare i 3,3 miliardi. L’utile netto (esclusa la partecipazione in TIM) è stimato a circa 2,3 miliardi.
Sul fronte della remunerazione, la società prevede un pay-out superiore al 70%, elemento che continua a rendere il titolo particolarmente interessante per investitori orientati al reddito. In un contesto di tassi più stabili e con minore volatilità rispetto al biennio precedente, Poste Italiane si conferma una delle poche large cap italiane in grado di coniugare crescita moderata, solidità patrimoniale e distribuzione generosa.
La domanda se le azioni possano spingersi fino a 26,5 euro trova quindi una risposta articolata. Dal punto di vista fondamentale, i numeri 2025 e la guidance 2026 forniscono una base credibile. Dal lato valutativo, l’upgrade di Equita segnala che esiste ancora spazio di rivalutazione, soprattutto se i benefici da AI e sinergie industriali si tradurranno in ulteriori revisioni al rialzo degli utili.
Insomma la soglia dei 26,5 euro indicata dalla sim milanese non appare irraggiungibile, ma il mercato vorrà ulteriori conferme sull’esecuzione del piano di Poste.


