Una nuova proposta fiscale potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui gli italiani vivono le vacanze. L’idea è semplice ma rivoluzionaria: consentire ai contribuenti di detrarre una parte delle spese sostenute per vacanze orientate al benessere, riconoscendo ufficialmente il valore del turismo come elemento fondamentale per la salute psicofisica.
Il concetto di vacanza, tradizionalmente considerato un lusso personale finanziato esclusivamente dal cittadino, potrebbe trasformarsi in una spesa parzialmente sostenuta dallo Stato, proprio come già avviene per molte altre voci legate alla salute e alla qualità della vita.
La proposta nasce dalla crescente consapevolezza che il benessere mentale e fisico è strettamente legato anche alla possibilità di staccare dal lavoro e recuperare energie. Le ferie non sono soltanto un momento di svago, ma rappresentano un fattore determinante per ridurre stress, burnout e problemi di salute collegati alla vita lavorativa.
Oggi il sistema fiscale italiano prevede detrazioni per numerose spese che contribuiscono al benessere della persona, tra cui:
• spese mediche e sanitarie
• trattamenti termali e riabilitativi
• fisioterapia
• spese scolastiche
• cure veterinarie
Nonostante questo, le spese turistiche non rientrano ancora tra quelle agevolabili, anche se il loro impatto sul benessere è riconosciuto anche a livello giuridico. In diversi casi, infatti, i tribunali hanno stabilito risarcimenti per vacanze rovinate, riconoscendo il valore reale di queste esperienze nella vita delle persone.
L’iniziativa è stata presentata durante la BIT 2026, la Borsa Internazionale del Turismo di Milano, uno degli eventi più importanti del settore. A promuovere la proposta è stato Aidit Federturismo Confindustria, attraverso il suo presidente Domenico Pellegrino.
L’obiettivo è rendere le vacanze benessere fiscalmente agevolate, soprattutto per rendere il turismo di qualità più accessibile anche alle fasce di popolazione con minori disponibilità economiche.
Secondo le analisi effettuate dall’associazione, il turismo orientato al benessere produce benefici concreti non solo per il singolo individuo, ma anche per la collettività, contribuendo a ridurre stress, assenteismo lavorativo e spese sanitarie.
Le simulazioni indicano che la misura potrebbe coinvolgere circa 3 milioni di contribuenti, con un beneficio fiscale medio stimato intorno ai 99 euro per persona.
La proposta prevede un meccanismo simile a quello già utilizzato per altre detrazioni fiscali, con alcune regole precise pensate per garantire trasparenza e sostenibilità economica.
Le condizioni principali includerebbero:
• introduzione iniziale in forma sperimentale per un periodo di 18 mesi
• tetto massimo di spesa detraibile definito per legge
• obbligo di pagamento con strumenti tracciabili come carte o bonifici
• validità solo per strutture turistiche certificate e autorizzate
• inserimento della spesa nella dichiarazione dei redditi
Questo sistema permetterebbe di garantire maggiore controllo sulle operazioni e allo stesso tempo favorire il turismo regolare e qualificato.
Oltre ai vantaggi per i cittadini, la misura potrebbe avere effetti positivi anche sull’economia nazionale. Secondo le simulazioni effettuate, il costo complessivo per lo Stato sarebbe di circa 456 milioni di euro, ma verrebbe compensato da un aumento delle entrate fiscali generate dal settore turistico.
I principali effetti positivi includerebbero:
• aumento del gettito IVA derivante dalle spese turistiche
• maggiore incasso di imposte come IRES e IRAP
• riduzione dell’economia sommersa nel settore turistico
• incentivazione delle strutture regolari e certificate
• riduzione indiretta della spesa sanitaria grazie a una popolazione meno stressata
In sostanza, la detrazione potrebbe trasformarsi in un investimento con ritorni economici diretti e indiretti.
Uno degli aspetti più rilevanti della proposta riguarda l’impatto sociale. Dopo la pandemia, è emerso chiaramente che molte famiglie hanno ridotto o eliminato completamente le vacanze per motivi economici, creando una crescente disuguaglianza nell’accesso al turismo.
L’introduzione di una detrazione fiscale consentirebbe di:
• favorire l’accesso al turismo anche ai redditi medi e medio bassi
• migliorare il benessere generale della popolazione
• sostenere il settore turistico nazionale
• incentivare esperienze di qualità invece del turismo irregolare
Il turismo, in questo contesto, non verrebbe più visto solo come una spesa opzionale, ma come una componente integrante del benessere personale.
Al momento si tratta ancora di una proposta, ma l’interesse istituzionale e le analisi già effettuate indicano che il tema potrebbe entrare presto nel dibattito politico ed economico.
Se approvata, la detrazione vacanze benessere rappresenterebbe una novità significativa nel sistema fiscale italiano, con effetti concreti sia per i contribuenti che per l’intero comparto turistico.
La misura segnerebbe un cambiamento importante nel modo in cui viene riconosciuto il valore del benessere individuale, aprendo la strada a un sistema fiscale più attento alla qualità della vita delle persone.


