Le banche hanno davvero già dato tutto in Borsa o il rialzo è solo a metà strada?
Perché il settore bancario italiano potrebbe sorprendere ancora Piazza Affari nel 2026. Il settore bancario italiano arriva da un 2025 eccezionale in Borsa, uno dei migliori anni dell’ultimo decennio. Eppure, all’inizio del 2026, il sentiment si è improvvisamente raffreddato. Tornano le voci di allarme, i richiami ai cicli passati, il classico timore che “dopo una corsa così non si possa che scendere”.
Ma questa lettura è davvero fondata sui dati, o è soltanto memoria storica che prende il posto dell’analisi?
La domanda centrale è una sola: le banche hanno corso troppo o, paradossalmente, non abbastanza?
Da un lato, i numeri sono difficili da ignorare. Nel 2025 le banche italiane hanno registrato utili record, margini elevati e una redditività che non si vedeva da anni. Dall’altro, molti investitori continuano a guardare il comparto con sospetto, come se un nuovo crollo fosse inevitabile.
Questa contraddizione nasce da un errore concettuale molto diffuso: confondere il passato del settore bancario con il suo presente strutturale.
Per oltre dieci anni le banche sono state sinonimo di problemi: crediti deteriorati, ricapitalizzazioni, tassi a zero, redditività compressa. Quel ricordo è ancora vivo, ma il contesto è radicalmente cambiato.
Il primo elemento da considerare è il livello dei tassi.
Dopo anni di politiche ultra-espansive, il sistema bancario europeo opera oggi in uno scenario in cui:
Anche ipotizzando tagli graduali dei tassi nel corso del 2026, il livello assoluto resta nettamente superiore alla media del periodo 2014-2021. Questo significa che la redditività non torna automaticamente ai minimi storici, come molti temono.
In altre parole: i profitti attuali non sono solo ciclici, ma in parte strutturali.
Un altro punto chiave riguarda le valutazioni.
Nonostante il forte rialzo, molte banche italiane continuano a trattare a multipli che, storicamente, restano inferiori al mercato nel suo complesso.
Questo crea una situazione anomala: utili alti, distribuzioni generose e valutazioni che non incorporano scenari estremamente ottimistici.
Non è la configurazione tipica di un settore in bolla.
Un errore frequente nell’analisi delle banche italiane è guardare solo al prezzo nominale delle azioni.
Negli ultimi quindici anni il settore ha attraversato:
Tutto questo ha alterato il confronto diretto con i massimi storici pre-crisi. In molti casi, però, la capitalizzazione di mercato attuale è molto più vicina ai livelli del passato di quanto sembri dal solo prezzo del titolo.
Il risultato è un’illusione ottica che alimenta l’idea di una sottoperformance cronica che, nei fatti, è meno netta di quanto si creda.
Il timore che “dopo una grande salita arrivi per forza una grande discesa” è psicologicamente comprensibile, ma non è una legge dei mercati.
Perché si verifichi un nuovo crollo del settore bancario servirebbe almeno uno di questi elementi:
Al momento, nessuno di questi fattori appare imminente in modo strutturale. Il rischio esiste, come in ogni settore ciclico, ma non è incorporato in uno scenario di collasso inevitabile.
Un aspetto spesso sottovalutato è il ruolo della remunerazione degli azionisti.
Molte banche italiane oggi offrono:
Questo rende il settore interessante anche in uno scenario di crescita più lenta dei prezzi, perché il rendimento complessivo non dipende solo dalla quotazione.
La vera risposta alla domanda iniziale potrebbe essere questa:
le banche non sono destinate a replicare i rialzi esplosivi del 2025, ma questo non significa che abbiano esaurito il loro potenziale.
Più probabilmente, il settore entra in una fase diversa:
Ed è spesso in queste fasi che i mercati costruiscono le performance più durature.
La contraddizione resta aperta, ed è proprio questo il punto.
Il mercato non sta dicendo che le banche crolleranno, ma nemmeno che saliranno senza pause. Sta dicendo qualcosa di più sottile: il settore non è più quello del passato, ma molti investitori lo analizzano ancora con categorie vecchie.
E finché questa discrepanza persiste, lo spazio per ulteriori rivalutazioni selettive resta sul tavolo.


