Doccia fredda per le azioni Prysmian dopo la pubblicazione dei conti 2025 e delle stime per il 2026. Il titolo di Prysmian, dopo circa un’ora dall’avvio degli scambi, sta cedendo il 3,8% a 96,20 euro, allontanandosi in modo netto dalla soglia psicologica dei 100 euro, livello che aveva toccato in chiusura nella seduta di borsa di ieri.
L’impressione che si ha è che il mercato non sia riuscito a trovare elementi di sorpresa positiva nei numeri pubblicati. Anzi, la reazione suggerisce che le attese fossero già pienamente incorporate nei prezzi dopo un rally poderoso. Tra l’altro il moderno porta il bilancio mensile in territorio negativo (-1,1% su base mensile), ma non cambia la fotografia di lungo periodo visto che il titolo dei cavi e sistemi resta in progresso di circa +51% anno su anno.
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Partiamo dai numeri. Il 2025 di Prysmian si è chiuso con ricavi pari a 19,65 miliardi di euro, in crescita del 15,4% rispetto ai 17,03 miliardi dell’anno precedente. La variazione organica è stata del +5,4%. Tuttavia, il consensus degli analisti indicava un fatturato di 19,66 miliardi: di fatto, nessuna sorpresa.
Sul fronte della redditività, l’EBITDA adjusted è invece salito da 1,93 miliardi a 2,4 miliardi di euro (+24,4%), con una marginalità del 12,2%, anche in questo caso perfettamente allineata alle stime (2,41 miliardi attesi).
Scendendo nel conto economico, l’utile netto è balzato a 1,27 miliardi di euro, contro i 729 milioni dell’esercizio precedente. Di conseguenza l’utile per azione EPS si è attestato a 4,3 euro.
Numeri solidi, senza dubbio. Ma il punto è proprio questo: erano già scontati dal mercato. Con un titolo che aveva corso del 50% in dodici mesi, gli investitori probabilmente si aspettavano qualcosa in più in termini di guidance o di revisione al rialzo delle prospettive.
A fine 2025 l’indebitamento netto è sceso a 3,1 miliardi di euro, rispetto ai 4,3 miliardi di inizio anno. Un miglioramento significativo.
Gli investimenti nell’esercizio sono stati pari a 765 milioni di euro, mentre il free cash flow ha raggiunto 1,17 miliardi. Indicatori che confermano una struttura finanziaria in rafforzamento.
E allora perché la reazione negativa?
La risposta va cercata nelle aspettative. Dopo un rally così marcato, il mercato tende a premiare solo le sorprese positive o le revisioni al rialzo delle guidance. In assenza di queste, prevale la logica del “sell on news”.
Inoltre, il consiglio di amministrazione ha deliberato di chiedere all’assemblea la delega per un aumento di capitale fino al 10% (massime 29,6 milioni di azioni), con esclusione del diritto di opzione, per finanziare eventuali acquisizioni. Anche se l’operazione ha finalità di crescita, il mercato tende a leggere con cautela ogni potenziale diluizione.
Guardando al 2026, il management della quotata ha indicato un Ebitda adjusted compreso tra 2,63 e 2,78 miliardi di euro, con una previsione di generazione di cassa tra 1,3 e 1,4 miliardi.
Anche in questo caso verrebbe da pensare che si tratta di indicazioni positive, ma in fin dei conti linea con le aspettative. Le previsioni si basano sull’assenza di shock geopolitici rilevanti, su un cambio euro/dollaro a 1,17 e non includono eventuali impatti legati a dazi statunitensi o tematiche antitrust. Tradotto: lo scenario resta costruttivo, ma non privo di rischi.
Anche il dividendo 2026, pari a 0,9 euro per azione (contro 0,8 euro dello scorso anno), conferma una crescita graduale, per un ammontare complessivo di circa 258 milioni. Tuttavia, con il titolo a 96 euro, il rendimento resta sotto l’1%, elemento che non offre un forte cuscinetto difensivo in caso di volatilità.
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La soglia dei 100 euro aveva assunto un valore simbolico. Il ritorno sotto questo livello, con un -3,8% in una sola seduta, segnala una fase di presa di beneficio.
Tre i parametri da considerare:
Il ribasso odierno non cancella la solidità industriale del gruppo, ma evidenzia che il mercato aveva già incorporato gran parte delle buone notizie. Senza upgrade significativi delle prospettive, il titolo potrebbe quindi entrare in una fase di consolidamento. Staremo a vedere.


