Seduta da dimenticare per il comparto utility a Piazza Affari, con un nuovo e deciso crollo che colpisce in particolare…Seduta da dimenticare per il comparto utility a Piazza Affari, con un nuovo e deciso crollo che colpisce in particolare…

Le azioni A2A e Enel crollano: cosa sta alimentando il sell-off?

2026/02/19 17:31
5 min di lettura

Seduta da dimenticare per il comparto utility a Piazza Affari, con un nuovo e deciso crollo che colpisce in particolare Enel e A2A. Mentre è in corso la redazione dell’articolo, la prima arretra del 3% scivolando poco sopra quota 9 euro, mentre la seconda lascia sul terreno il 3,2% portandosi a 2,37 euro. Si tratta di ribassi nettamente superiori rispetto a quelli registrati dal Ftse Mib, che nello stesso momento limita le perdite allo 0,7%.

Il movimento odierno non è solo una reazione tecnica ma l’amplificazione di una tendenza già in atto. Con il calo di oggi A2A porta il passivo mensile al 5%, mentre Enel segna un arretramento del 4,25% su base mensile. Il mercato sta progressivamente riducendo l’esposizione sul comparto, temendo un cambiamento strutturale nel quadro normativo e nei meccanismi di formazione dei prezzi dell’energia. Il crollo d A2A e Enel si inserisce quindi in una dinamica di revisione delle aspettative, più che in un semplice episodio speculativo.

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DL Bollette: più tasse e intervento sui prezzi dell’energia

Alla base del crollo c’è l’approvazione del nuovo Decreto Energia, noto come DL Bollette, che introduce misure fiscali e regolatorie con potenziale impatto diretto sui bilanci delle società energetiche. Tra le disposizioni più discusse figura l’aumento del 2% dell’Irap per gli operatori del settore per gli esercizi 2026 e 2027. Il gettito previsto è significativo e, secondo le prime stime degli analisti, potrebbe tradursi in un impatto negativo sugli utili per azione nell’ordine del 2-3% per le utility integrate e regolamentate.

Ma il nodo centrale non è solo fiscale. Il decreto conferma la volontà del governo di intervenire sul funzionamento del mercato elettrico, con l’obiettivo di separare almeno in parte i prezzi finali dell’energia elettrica dall’andamento dei costi dei diritti di emissione di CO2. Questo passaggio è cruciale perché potrebbe incidere direttamente sul Prezzo Unico Nazionale, il parametro di riferimento per la vendita dell’energia all’ingrosso. La prospettiva di una revisione del meccanismo di pricing sta alimentando incertezza e spingendo gli investitori a ricalibrare le valutazioni del settore.

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Pressione sui margini: il rischio di un PUN più basso

Il crollo delle azioni Enel e A2A riflette anche il timore che un eventuale intervento sui meccanismi di mercato possa tradursi in una riduzione dei prezzi all’ingrosso dell’energia. In uno scenario ipotetico più penalizzante si stima un possibile calo del PUN nell’ordine di 25-30 euro per megawattora. Una simile dinamica comporterebbe una compressione dei margini per le società con forte esposizione alla generazione elettrica, in particolare da fonti rinnovabili e idroelettriche.

Enel e A2A rientrano pienamente in questo perimetro, avendo entrambe un mix produttivo che include una quota significativa di impianti rinnovabili. A questo si aggiunge la possibilità di una revisione degli incentivi al fotovoltaico nel 2026 e nel 2027, con riduzioni percentuali delle tariffe compensate solo in parte da un’estensione temporale degli incentivi stessi. Il mercato interpreta queste misure come un segnale di maggiore interventismo regolatorio e di possibile erosione della redditività futura.

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Crollo tecnico o svolta strutturale per le utility?

La violenta reazione di oggi suggerisce che gli investitori stiano anticipando uno scenario meno favorevole per il comparto utility italiano. Il crollo di Enel e A2A non sembra legato a fattori aziendali specifici ma piuttosto a un cambiamento del contesto normativo che potrebbe modificare le prospettive di crescita e stabilità degli utili nei prossimi esercizi.

Resta da capire quanto delle misure annunciate sarà effettivamente implementato e in quali tempi, considerando che eventuali modifiche strutturali al mercato elettrico richiedono anche un coordinamento a livello europeo, soprattutto sul tema dei costi della CO2. Nel breve termine, tuttavia, prevale la prudenza e il comparto viene penalizzato in modo generalizzato.

Il forte sell odierno rappresenta quindi non solo una reazione alle novità del DL Bollette, ma anche il segnale di una crescente sensibilità del mercato verso il rischio regolatorio nel settore energetico.

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