Con la pubblicazione dei prossimi risultati finanziari sempre più vicina, TIM torna al centro dell’attenzione degli investitori. Dopo una forte rivalutazione nel corso del 2025, il titolo si trova ora in una fase cruciale, in cui le aspettative sono elevate e ogni indicatore chiave verrà analizzato con estrema attenzione. La domanda principale è una sola: TIM ha ancora margine di crescita o il mercato ha già anticipato tutto il potenziale?
Uno degli elementi più osservati sarà l’andamento dell’EBITDA After Lease (EBITDAaL) e del free cash flow, due parametri fondamentali per valutare la solidità operativa e la capacità dell’azienda di generare liquidità.
Nei primi nove mesi del 2025, TIM ha registrato una crescita dell’EBITDAaL pari al +5,3% su base annua, un dato positivo ma ancora distante dall’obiettivo dichiarato dal management, che punta a una crescita compresa tra il 6% e il 7% entro fine anno. Questo significa che l’ultimo trimestre sarà determinante per colmare il divario e centrare le guidance ufficiali.
Il contesto attuale rende questo traguardo particolarmente importante per diversi motivi:
Un elemento che potrebbe sostenere i risultati è rappresentato dai recenti aumenti tariffari introdotti nella seconda metà dell’anno, che dovrebbero contribuire a migliorare i ricavi e, di conseguenza, i margini operativi.
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Un confronto utile arriva dai risultati di Swisscom sul mercato italiano, che hanno mostrato segnali di debolezza. In particolare:
Questo scenario evidenzia un contesto competitivo complesso, ma allo stesso tempo mette in luce la capacità di TIM di mantenere una traiettoria di crescita positiva. La diversa performance suggerisce che la strategia adottata dal gruppo italiano potrebbe essere più efficace nel breve periodo.
Un fattore chiave è rappresentato dalla nuova struttura aziendale di TIM, che oggi opera con un modello più leggero e flessibile, caratterizzato da una minore esposizione agli asset infrastrutturali diretti. Questo approccio consente maggiore agilità operativa e una migliore capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato.
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Guardando oltre la trimestrale, le aspettative per il 2026 indicano un percorso di crescita solido ma graduale. Le previsioni attuali suggeriscono:
Questi numeri confermano un miglioramento continuo della redditività, ma non indicano una fase di espansione accelerata. Per gli investitori, questo significa che il valore futuro del titolo dipenderà soprattutto dalla capacità dell’azienda di mantenere stabilità e migliorare l’efficienza operativa.
Un altro elemento cruciale riguarda la recente vittoria legale di TIM relativa al canone di concessione del 1998, che garantirà all’azienda un incasso straordinario di circa 1 miliardo di euro da parte dello Stato italiano.
Questa liquidità potrebbe essere utilizzata per una mossa strategica importante: la conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie. Si tratta di un’operazione che comporterebbe un costo immediato significativo, stimato in diverse centinaia di milioni di euro, ma con benefici strutturali rilevanti nel lungo periodo.
I vantaggi principali includono:
Questo tipo di operazione è spesso visto positivamente dagli investitori istituzionali, in quanto contribuisce a migliorare la qualità complessiva dell’equity.
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Nonostante i progressi operativi e le prospettive positive, la forte performance del titolo nel 2025 solleva un interrogativo importante. Il mercato potrebbe aver già incorporato gran parte delle aspettative di crescita futura.
Il recente rialzo del prezzo delle azioni indica che gli investitori stanno scommettendo su:
Tuttavia, proprio per questo motivo, la prossima trimestrale rappresenta un momento chiave. Se i risultati non confermeranno pienamente le aspettative, il titolo potrebbe entrare in una fase di consolidamento.
Al contrario, un’accelerazione concreta dell’EBITDA e del free cash flow potrebbe rafforzare ulteriormente la fiducia del mercato e aprire nuovi margini di rivalutazione.
In questo contesto, TIM si trova in una posizione delicata: da un lato mostra segnali di miglioramento strutturale, dall’altro deve dimostrare con numeri concreti che la crescita prevista è realmente sostenibile nel tempo.
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