Seduta da dimenticare per The Magnum Ice Cream Company. Il titolo ha perso oltre il 14% dopo la pubblicazione dei risultati dell’esercizio 2025, deludendo le aspettative del mercato sia sul fronte degli utili sia su quello della redditività prospettica. A pesare non sono stati soltanto i numeri inferiori al consenso, ma soprattutto una guidance che indica margini ancora sotto pressione almeno fino al 2026.
Il mercato, che nelle settimane precedenti aveva scontato un miglioramento graduale della redditività, ha reagito con vendite aggressive, segnalando un cambio di sentiment sul comparto.
Nel dettaglio, l’EBITDA rettificato si è attestato a 917 milioni di euro, circa il 5% in meno rispetto alle attese degli analisti, ferme a 962 milioni. Anche l’utile per azione rettificato si è fermato a 0,93 euro, contro gli 1,02 euro stimati dal consenso.
Ancora più significativo il dato sul flusso di cassa libero, sceso a 38 milioni di euro rispetto ai 288 milioni previsti. Un gap dell’87% che ha immediatamente sollevato dubbi sulla capacità del gruppo di finanziare in modo agevole le operazioni di crescita esterna già annunciate.
Sul fronte operativo, la crescita organica delle vendite si è fermata al 4,2% su base annua, al di sotto del 4,9% stimato. Anche il margine EBITDA rettificato ha mostrato un arretramento di 100 punti base rispetto all’anno precedente, mentre il mercato si attendeva una lieve espansione.
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Il dato più preoccupante emerge dall’ultimo trimestre dell’anno. La crescita organica è diventata negativa, attestandosi a meno 0,7%, contro una previsione di più 3,7%.
Il calo è stato guidato da:
Il rallentamento finale ha rafforzato la percezione di un trend meno solido di quanto inizialmente stimato dal mercato.
Per l’esercizio 2026 la società prevede una crescita organica delle vendite compresa tra il 3% e il 5%, un intervallo che appare in linea con le attese di consenso.
Il nodo critico resta però la redditività. La guidance sul margine EBITDA rettificato indica un miglioramento di 40-60 punti base su base comparabile, che si traduce in soli 0-20 punti base su base riportata. Il consenso stimava un incremento superiore.
Secondo gli analisti di Morgan Stanley, la differenza è legata principalmente all’impatto dell’acquisizione prevista in India nella prima metà del 2026. I miglioramenti operativi, secondo il broker, dovrebbero concentrarsi nella seconda parte dell’anno, anche per effetto della gestione dei contratti di servizio transitorio e dell’andamento dei prezzi delle materie prime.
Considerando il punto medio della guidance, il mercato potrebbe assistere a una revisione al ribasso delle stime di EBITDA 2026 di entità media a singola cifra percentuale.
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La divisione più rilevante in termini di ricavi ha registrato una crescita organica del 3,3%, sotto il 4,2% atteso. Il margine EBITDA è sceso di 150 punti base, più del previsto.
La crescita è stata sostenuta da:
L’Italia ha invece mostrato una performance inferiore alle aspettative. I marchi Magnum, Ben & Jerry’s e Cornetto hanno comunque mantenuto una crescita a una cifra alta.
La crescita organica si è fermata allo 0,8%, contro l’1,4% stimato. I volumi sono rimasti sostanzialmente stabili, deludendo le attese di incremento. Il margine EBITDA è diminuito di 65 punti base rispetto all’anno precedente.
Il brand Yasso ha continuato a registrare una crescita a doppia cifra, rappresentando uno dei pochi segnali positivi nel continente.
Questa divisione ha evidenziato la crescita più robusta, con vendite organiche in aumento del 10,9%, poco sotto l’11,3% stimato.
Il volume è cresciuto del 4,5%, mentre prezzo e mix hanno contribuito per il 6,1%. Anche qui il margine è sceso, ma meno del previsto, segnando un miglioramento rispetto alle attese del mercato.
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Sul fronte efficienza, la società ha raggiunto 250 milioni di euro di risparmi cumulativi entro fine 2025, superando l’obiettivo comunicato in fase di IPO.
Restano però aperti due fronti strategici:
Entrambe previste entro la prima metà del 2026. L’uscita dagli accordi di servizio transitorio è stimata entro fine 2027.
Il ribasso a doppia cifra riflette tre elementi principali:
Il mercato non ha reagito tanto alla crescita, che rimane positiva, quanto alla percezione di una redditività strutturalmente più fragile nel breve termine.
La vera partita si giocherà nel 2026, quando le acquisizioni dovranno dimostrare di poter contribuire alla crescita senza comprimere ulteriormente i margini. Fino ad allora, il titolo potrebbe restare esposto a revisioni di stima e volatilità elevata.
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